I minibond, uno strumento finanziario di cui in tanti parlano ma che pochi conoscono.

Partiamo da una premessa: oggi le imprese italiane sono finanziate per oltre il 90% dal sistema bancario. Questa percentuale sale ulteriormente se ci riferiamo al contesto pugliese.

Questa elevata dipendenza espone le imprese, ovviamente mi riferisco alle piccole e medie, ai pesanti contraccolpi che derivano dalle strategie di riduzione delle politiche di erogazione del credito. Vi basti pensare a quello che è accaduto nel 2008 quando la crisi del sistema finanziario ha prodotto un vero e proprio “Credit Crunch” che ha messo in ginocchio tantissime imprese, soprattutto del nostro territorio.

Fatte queste premesse, si intuisce quanto sia importante diversificare le cosiddette fonti di finanziamento esterne magari facendo ricorso, per esempio, a strumenti di finanza innovativa, quello dei Minibond, di cui parlerò a breve.

 Ma cosa sono e come funzionano questi “minibond”?

Bene, non sono altro che obbligazioni finanziarie rivolte ad investitori professionali ed istituzionali emessi da imprese non quotate in borsa che, in tal modo, ampliano la disponibilità di risorse da destinare ad investimenti a breve e medio/lungo termine.

Qualcuno mi chiederà ma cosa sono le obbligazioni: sono titoli di credito, molto diffusi tra le società quotate in borsa, che ottengono liquidità dal mercato offrendo in sottoscrizione questi titoli ad investitori pubblici e privati.

Questi titoli sono caratterizzati da durate variabili, un tasso che può essere fisso o variabile e una cadenza (trimestrale, semestrale o annuale) di pagamento degli interessi.

Un minibond quindi è un vero e proprio prestito obbligazionario che può essere emesso da una azienda non quotata.

Ma tutte le imprese, quindi, possono emettere Minibond?

La risposta è no. Vediamo quali sono i requisiti:

  • PMI secondo la definizione classica con esclusione delle microimprese;
  • l’ultimo bilancio dell’emittente deve essere revisionato da un revisore legale o da una società di revisione.

Cosa serve:

  • Gli imprenditori che vogliono avvalersi di questo mezzo di finanziamento devono anzitutto predisporre un piano economico e finanziario che consenta prima di tutto a loro di rendersi conto della effettiva capacità di rimborso dei bond stessi.
  • sulla base di questo piano economico finanziario dovrà essere predisposto un prospetto informativo che dovrà essere messo a disposizione dei potenziali investitori e nel quale viene rappresentata la storia dell’azienda, le caratteristiche del management della azienda, l’andamento economico finanziario storico e prospettico con una analisi del progetto di investimento che si intende finanziare tramite la emissione dei Minibond ed il relativo piano di rimborsi con la remunerazione offerta agli investitori.
  • Anche in questo caso la società dovrà incaricare una società finanziaria per l’attribuzione di un rating.
  • Infine, la società dovrà trovarsi il cosiddetto sponsor, una banca o società finanziaria, che la assisterà nella fase di emissione e collocamento.

Come vedete quindi, anche in questo caso, come nel caso del finanziamento bancario, l’impresa richiedente deve convincere il potenziale finanziatore che l’azienda è attualmente sana e con una situazione finanziaria stabile, e che è in grado di rimborsare il prestito ottenuto e  pure guadagnarci.

Lo Stato italiano, con vari interventi agevolativi, ha introdotto una serie di agevolazioni fiscali riservate ai minibond e ha introdotto altresì la possibilità di intervento del Fondo centrale di garanzia.

Insomma, come avrete capito non è un prodotto per tutti ma sicuramente amplia in maniera significativa gli strumenti di finanziamento delle PMI con indubbio beneficio per l’equilibrio finanziario delle imprese.

Faccio notare in ultimo che l’emissione di minibond non è segnalato in centrale rischi Bankitalia.

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