L’equity crowdfunding è rischioso?

L’equity crowdfunding è rischioso?

Il mondo dei finanziamenti moderno è molto diverso da quello di un tempo. Tra i tanti strumenti per finanziare una startup o una PMI esiste anche il cosiddetto equity crowdfunding, o finanziamento collettivo. Il sistema rende possibile la raccolta di liquidità da parte di startup innovative e piccole e medie imprese, sia innovative che non, sfruttando in modo innovativo gli strumenti informatici a disposizione .
Il modello Equity prevede che il finanziamento sia erogato sotto forma di capitale di rischio, con gli investitori che ottengono in cambio delle quote di partecipazione nella società.
In atti pratici, sulla piattaforma autorizzata l’imprenditore propone una raccolta fondi allo scopo di finanziare il suo progetto in termini di capitale.
Sulla stessa piattaforma che ospita la campagna gli investitori interessati possono consultare ogni dettaglio, dalla presentazione del progetto al business model. Nella campagna viene stabilito un traguardo monetario minimo che si ambisce a raggiungere. A questo punto, l’obiettivo fissato dalla raccolta fondi viene diviso in quote dal prezzo fisso, e gli investitori possono acquistarle liberamente.

Se un’impresa incontra il successo di mercato sperato, le azioni avranno un valore più elevato e ci sarà un profitto vendendole, oppure scegliendo di incassare direttamente i dividendi. Al contrario, se l’iniziativa non ha successo, il rischio è quello di perdere tutto o gran parte dell’investimento. Tra le PMI troviamo startup innovative, le piccole e medie imprese innovative, e infine le PMI che non rientrano nelle due precedenti categorie.
Proprio perché il modello equity based è fondato sulla partecipazione azionaria sotto forma di capitale di rischio, necessita di una sua regolamentazione. Le piattaforme sono autorizzate dalla Consob, e a gennaio 2018 tutte le piattaforme autorizzate possono pubblicare campagne di raccolta di capitale di tutte le società offerenti qualificate come Piccole e Medie Imprese, le PMI in generale, per l’appunto.

Il progetto che raggiunge l’obiettivo di raccolta minimo può procedere e il risultato deve essere raggiunto entro i termini stabiliti. Gli investitori otterranno una partecipazione al capitale sociale, se ciò invece non avviene, la somma deve essere restituita.
Una modalità, che viene definita anche “all or nothing“.
Secondo le osservazioni degli ultimi anni, le domande medie si aggirano intorno ai 230mila euro, con il 60% delle proposte che riescono a raggiungere il minimo richiesto, riuscendo dunque a partire.

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